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In questo sito raccolgo il mio percorso personale, l’esperienza PCTO e le attività di Educazione Civica.
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Esperienza PCTO presso Syeew
Sono arrivato in azienda con molto entusiasmo e curiosità, pronto a mettere in pratica le competenze imparate a scuola in un contesto reale. Fin dal primo giorno il mio tutor ha accolto me e il compagno con cui avrei lavorato con molta disponibilità, dandoci consigli sul dove partire e come imparare.
Durante il percorso ho lavorato a un progetto concreto e sfidante: una dashboard per la gestione dei bilanci di attività come bar e ristoranti. Questo mi ha permesso di capire l’importanza della comunicazione tra sistemi diversi e di affrontare diverse difficoltà tecniche con metodo.
Ho lavorato sia sul backend che sul frontend, utilizzando SQL/Node.JS e HTML/CSS/Angular 19. Oltre alla parte di sviluppo, ho imparato il valore del lavoro di squadra, della scrittura di codice ordinato, dei test e del rispetto delle scadenze.
Questa esperienza mi ha insegnato a muovermi con agilità su nuove tecnologie, a risolvere i problemi in autonomia e a riconoscere quando è il caso di chiedere aiuto. È stata un’opportunità formativa importante che ha rafforzato la mia passione per lo sviluppo software.
About me
Sono uno studente del quinto informatico all’IIS Marconi Pieralisi ed abito a Jesi. Ho frequentato in origine il Liceo Scientifico Da Vinci, ma ho deciso di cambiare indirizzo dal terzo al quarto anno per seguire la mia passione per l'informatica.
Posseggo una certificazione di livello B2 CEFR in Inglese e livello A1 in Francese.
L'evoluzione tecnologica ha reso la comunicazione istantanea e globale, ma ha anche ridefinito i confini tra libertà di espressione, sicurezza informatica e privacy.
Dalla propaganda del Novecento al cloud, dalla netiquette al contrasto alle fake news, questa riflessione interdisciplinare esplora le tensioni e le opportunità del nostro tempo, fornendo strumenti critici per una cittadinanza digitale responsabile.
L'articolo 21 della Costituzione italiana e l'art. 10 della CEDU garantiscono la libertà di manifestare il pensiero, ma nell'ecosistema digitale tale diritto incontra limiti volti a tutelare la sicurezza collettiva, la protezione dei dati e il contrasto a reati come l'incitamento all'odio. Non esiste libertà senza responsabilità: la moderazione dei contenuti, il rispetto delle regole e la prevenzione contro abusi rappresentano gli argini per evitare che la rete diventi terreno di manipolazione o pericolo.
Le piattaforme social, i motori di ricerca e i servizi cloud si trovano quotidianamente a mediare tra censura e tutela, tra diritto alla disinformazione (non protetto) e garanzia di un dibattito aperto.
Il XX secolo ha mostrato il potere dell'informazione come arma: regimi totalitari (fascismo, nazismo, URSS) utilizzarono la propaganda di massa, la censura stampa e la demonizzazione del dissenso. La manipolazione dell'opinione pubblica attraverso radio, cinema e giornali anticipò le moderne tecniche di disinformazione digitale.
Oggi, algoritmi e micro-targeting hanno ereditato quelle logiche, amplificando bolle filtranti e camere d'eco. Comprendere la storia della propaganda aiuta a riconoscere i tentativi di polarizzazione e a difendere una informazione libera e pluralista.
Dalla carta al cloud: l'archiviazione digitale dei dati ha trasformato l'accesso alle informazioni, ma ha anche introdotto nuovi rischi di sorveglianza di massa e concentrazione di potere nelle mani di pochi attori globali.
La comunicazione in rete richiede competenze specifiche: il lessico, i registri e le regole non scritte (netiquette) sono essenziali per garantire scambi rispettosi e produttivi. Fenomeni come l'hate speech (discorsi d'odio) e il flaming minano il confronto civile, mentre la scrittura argomentativa – basata su fonti verificabili – aiuta a contrastare la deriva polarizzante.
Nel campo della sicurezza informatica, il modello fondante è la triade CIA: Confidenzialità (accesso solo agli autorizzati), Integrità (dati non alterabili in modo non autorizzato), Availability (disponibilità per gli utenti legittimi). A questi si aggiungono autenticazione forte, crittografia e strumenti come firewall e proxy.
Minacce comuni:
Contromisure: aggiornamenti costanti, MFA (autenticazione a più fattori), backup, crittografia end-to-end e policy di sicurezza aziendale. La consapevolezza degli utenti rimane il primo scudo.
Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR 2016/679) ha ridefinito gli standard di privacy in Europa. Basato su principi di minimizzazione, trasparenza, responsabilizzazione, attribuisce agli interessati diritti rafforzati: accesso, rettifica, cancellazione ("diritto all'oblio"), portabilità dei dati. Le organizzazioni devono notificare i data breach entro 72 ore, adottare misure tecniche e organizzative adeguate e nominare un DPO (Data Protection Officer) in determinate condizioni.
La violazione dei dati personali può compromettere la libertà di espressione (esposizione a ritorsioni, furto d'identità) e la sicurezza psicologica. La gestione del rischio e le valutazioni d'impatto (DPIA) diventano strumenti essenziali in ogni organizzazione che tratta dati sensibili.
Le notizie false (fake news) si diffondono 6 volte più velocemente di quelle vere, soprattutto quando fanno leva su emozioni come paura o indignazione. La disinformazione mina la democrazia, alimenta teorie complottiste e può avere conseguenze letali (es. fake su salute pubblica).
Come difendersi: educazione ai media, verifica incrociata delle fonti, uso di strumenti di fact-checking (es. reverse image search, siti specializzati). Saper riconoscere clickbait, titoli sensazionalistici e account automatizzati è il primo passo per diventare cittadini digitalmente consapevoli.
In ambito scolastico, l'analisi di casi studio storici (propaganda bellica) si intreccia con l'analisi di campagne fake contemporanee, sviluppando un pensiero critico resistente alla manipolazione.
Ogni interazione online contribuisce a costruire la propria identità digitale. Password robuste, autenticazione a due fattori, gestione della reputazione e impostazioni sulla privacy sono pratiche non negoziabili. La over-sharing espone a rischi come furto d'identità, cyberstalking o doxxing.
Benessere psicologico e digitale: l'iperconnessione può generare dipendenza, ansia da FOMO (Fear Of Missing Out) e cyberbullismo. È fondamentale alternare momenti di disconnessione, promuovere empatia online e segnalare comportamenti molesti. La responsabilità verso sé e gli altri implica il rispetto delle regole e l'adozione di una comunicazione che tuteli la salute mentale altrui.
La crittografia simmetrica (AES) e asimmetrica (RSA, ECC) garantisce la riservatezza delle comunicazioni, proteggendo la corrispondenza di attivisti, giornalisti e cittadini. HTTPS, VPN e protocolli di cifratura email (PGP) sono alleati indispensabili contro intercettazioni e furti di dati.
I firewall (personali e di rete) e i proxy filtrano il traffico, bloccando accessi non autorizzati e limitando la superficie d'attacco. Nelle organizzazioni, il principio di minimo privilegio e le policy di sicurezza sono cruciali per ridurre l'impatto di eventuali breach.
La crittografia è anche un'arma a doppio taglio: se da un lato protegge la libertà di espressione, dall'altro può essere sfruttata da criminali informatici. Trovare il giusto equilibrio è una delle maggiori sfide della società odierna.
Ogni scelta progettuale nel mondo digitale ha implicazioni etiche: algoritmi discriminatori, nudging, monetizzazione dei dati personali. La responsabilità individuale si affianca a quella collettiva: sviluppatori, aziende e utenti devono concorrere a un ecosistema equo e sicuro.
Nell'UDA emerge la consapevolezza dell'appartenenza a una comunità, dove il rispetto delle regole, la trasparenza e la solidarietà digitale contribuiscono al bene comune. Combattere l'hate speech, evitare la diffusione di contenuti non verificati e proteggere dati altrui sono atti di cittadinanza attiva.
Educazione civica digitale significa agire con integrità, riconoscendo che i diritti online corrispondono a doveri: proteggere la propria e altrui sicurezza, rispettare la dignità altrui, partecipare in modo costruttivo.
Un data breach (violazione dei dati) può compromettere milioni di utenti: esfiltrazione di credenziali, documenti sanitari o informazioni finanziarie. Per le aziende e le PA, le conseguenze vanno dalle sanzioni GDPR (fino al 4% del fatturato globale) alla perdita di fiducia. La gestione del rischio richiede analisi periodiche, piani di incident response, backup offsite e formazione continua del personale. La sicurezza non è solo un requisito tecnico, ma una priorità organizzativa che incide sulla privacy e sui diritti fondamentali.
Esempi recenti dimostrano come attacchi ransomware possano paralizzare ospedali, università o infrastrutture critiche. Prevenire significa investire in patch management, segmentazione di rete e autenticazione forte.